ribelli sperano


L'allenza questa volta è tra islam e comunismo. Il terrorismo nero quello rosso e quello verde, nazista, comunista e islamico, si intrecciano e si sostengono. L’11 settembre 2001 sionisti e cristiani sono stati puniti, come ha latrato Osama Bin Laden, mentre i nostri intellettuali, parole dall’etimologia sempre più impenetrabile, si sono divisi in due gruppi: quelli che hanno dichiarato che gli Usa l’11 settembre se lo sono fatto da soli, per la gioia infernale di distruggere se stessi, la propria economia, e mandare i propri figli ventenni a morire, e quelli che hanno detto che l’11 settembre lo ha fatto qualcun altro, ma gli Usa se lo sono meritato. Mentre 3000 persone morivano, mentre i pompieri di New York andavano a morire il presidente degli scrittori siriani, un tizio in giacca e cravatta che presumo faccia parte dell’islam moderato pronunciava la storica frase: “Oggi il mio orgoglio di musulmano risorge e gode”. Osservate i metri cubi di complesso di inferiorità: il suo orgoglio di musulmano non ha potuto riempirsi della scoperta delle particelle subatomiche, e nemmeno degli antibiotici, bisogna accontentarsi di un paio di romanzi mediocri e del terrorismo per essere contenti di qualche cosa. L’11 settembre tutti noi, cristiani e sionisti, mettiamo tutti una candela alle nostre finestre e cantiamo Amazing Grace. Amazing Grace è il gospel scritto dall’ex schiavista Newton che Martin L. King fece risuonare quando pronunciò il discorso I have a dream. E il suo sogno era la fratellanza tra gli uomini. Anche Arafat aveva un sogno: Noi vi sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri (Algeri, 1985) Tornando a M. L. King e ad Amazing Grace: la canzone è risuonata, sola spontanea, anche l'11 settembre quando la bandiera americana, la bandiera della nazione di cui Martin L. King faceva parte, la nazione di cui era fiero, veniva issata. Per la cronaca Martin L. King era, ovviamente, repubblicano. E ora anche noi abbiamo un sogno: un mondo libero dove ognuno sia l’unico proprietario della propria fede religiosa, del suo corpo, del suo destino, del suo diritto di cercare la felicità. Che i nemici della felicità siano sconfitti. La dizione è di una meravigliosa donna afghana. E concludo con le parole di una meravigliosa donna somala, Hirsi Alì. Tra qualche secolo i libri di storia parleranno di come le teocrazie sono scomparse e l’islam è stato sconfitto. Non so come questo succederà, ma so la data che tutti i libri di storia scriveranno per indicare la data in cui il processo è cominciato: 11 settembre 2001. Si lo so, sembra un delirio. L’islam avanza ovunque, negli Stati Uniti il ridicolo burattino Obama si è inchinato davanti al re dell’Arabia e ha pronunciato un farneticante discorso al Cairo i cui danni si faranno sentire per decenni, la sharia è sul suolo europeo. Israele è sotto minaccia nucleare. Sembra che l’islam sia al massimo della sua potenza, vero? Sembra che l’11 settembre di Osama Bin Laden abbia vinto, non è così? E invece no. Hitler lanciò il suo attacco all’Unione Sovietica un decennio troppo preso, prima di aver sconfitto l’Inghilterra. Il massimo del suo splendore fu l’inizio del disastro. L’attacco dell’11 settembre è stato lanciato un ventennio troppo presto, quando ancora tutto e possibile. Grazie all’11 settembre sempre più persone stanno capendo, stanno reagendo, stanno ritrovando la fierezza di sé stesse, della propria storia, delle radice ebraico-cristiane. Tranquilli ragazzi, ce la faremo. Alla fine le culture di vita vincono su quelle di morte. Alla fine va tutto bene. E a voi, pompieri di New York, sempre, il nostro ringraziamento per aver mostrato al mondo cosa è il coraggio di salvare, a voi eroi del volo 93 che avete mostrato al mondo il coraggio di battersi, a voi vittime innocenti che prima di buttarvi nel vuoto avete chiamato coloro che amavate per l’ultima dichiarazione d’amore, grazie per aver mostrato cosa vuol dire appartenere ad una cultura di vita. A voi il nostro ricordo, le nostre lacrime, la luce delle nostre candele e quella delle nostra anime, la nostra fierezza. Silvana De Mari Questo articolo è dedicato alla memoria della grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, che dopo l'11 settembre ha fatto risuonare la sua voce forte e chiara e giusta al di sopra di un esercito di dhimmi e di vili.
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Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia 14/09/2013 12:49:11 di Luca Galantini Medio Oriente: dalle Primavere alla teocrazia Mentre il Medio Oriente è di nuovo in fiamme e divampa il conflitto militare ed ideologico sulle rovine dei Paesi coinvolti nella Primavera Araba, in Occidente ai mass-media e all’opinione pubblica sfugge un aspetto di questa tragedia su cui viceversa sarebbe opportuna adeguata riflessione: quale apporto hanno dato ai diritti umani ed alle libertà civili in generale le riforme legislative costituzionali attuate dai regimi saliti al potere con il beneplacito delle piazze della Primavera Araba? Tra i Paesi maggiormente coinvolti ad oggi figurano Egitto, Siria, Libia e Tunisia ove – trasversalmente e senza riguardo alla natura giuridica delle forme di governo – formali democrazie, regimi monopartitici, velate teocrazie sono già state destituite o sono pericolosamente in bilico, a riprova della velleitaria fragilità dei modelli politici partoriti dalla Primavera Araba. Appare inequivocabile la netta virata in senso “teocratico” delle fonti gerarchiche legislative costituzionali che sono state abbozzate dai partiti e movimenti politici che hanno assunto la leadership di queste rivoluzioni politiche. Queste formazioni politiche sono incontrovertibilmente ispirate da forme di massimalismo religioso islamico assolutamente antitetico alla condivisione dello scheletro giuridico dello stato di diritto laico così come qualificato nella dottrina occidentale e recepito contraddittoriamente nei processi costituzionali dei paesi islamici nel periodo storico precedente alla Primavera Araba. A distanza di due anni dalle rivolte avviate nei paesi islamici del Medio Oriente i movimenti che risultano essersi affermati secondo schemi politici di partito e che godono di maggiore sostegno organizzato nelle masse evidenziano chiare e dirette ispirazioni a forme di radicalismo islamico antimoderno che promette un ritorno fedele alla shari’a, ovvero alla legge islamica quale fonte unica di regolamentazione dei diritti civili e politici della persona. Il nodo irrisolto tra Occidente e islam nella storia delle libertà religiose e dei diritti umani più in generale, è dato proprio dalla peculiarità dell'universalismo etico, giuridico e politico delle istituzioni religiose islamiche: non a caso il fondamentalismo religioso islamico si caratterizza per una marcata tensione ecumenica universalista che costituisce il fondamento dello stesso concetto di guerra santa o jihad. L’islam, a differenza del messaggio di libera adesione al precetto evangelico cristiano, è congiuntamente religione, vita di quaggiù o società civile, e stato – din, dunya, dawla – e dunque tende sempre ad aver necessità di una struttura politica e giuridica nel tempo della storia per corrispondere al suo progetto di universale sottomissione dell’uomo alla volontà di Dio. In sostanza è condivisibile l’affermazione del celebre politologo americano Bernard Lewissecondo cui lo Stato è un modello giuridico istituzionale che non solo non nasce nel mondo islamico, ma è storicamente estraneo a quell’area geopolitica. Secondo Bernard Lewis, la distinzione occidentale tra religione e Stato non ha avuto nessuna analogia nella cultura islamica fino alla modernità. Sebbene fossero state introdotte nel dibattito in seno alla società civile dei Paesi della Primavera Araba nuove idee a favore della liberalizzazione democratica delle istituzioni politiche ed al riconoscimento dei diritti umani secondo i paradigmi della comunità internazionale, l’intero processo legislativo apparve predestinato a trarre inequivocabile ispirazione dai precetti della shari’a. Anche le costituzioni più recenti includono in misura sistemica precisi riferimenti alla legge sacra islamica ritenuta “la principale fonte” di legislazione civile. Una rigida interpretazione di tale legge rappresenta inesorabilmente un ostacolo al confronto con il modello dello stato di diritto, con la tutela dei diritti umani, cosi come definiti nelle convenzioni internazionali, in particolare in relazione a temi fondanti la rule of law quali la libertà religiosa e la tutela delle minoranze, la libertà di associazione e di stampa, l’emancipazione della donna, il diritto di famiglia. La shari’a in alcune costituzioni di recentissima promulgazione è esplicitamente citata quale fonte gerarchica primaria di diritto, come nel caso del Bahrein, dell'Egitto; in altri stati, come la Tunisia, i precetti dell’islam sono comunque contemplati espressamente quale piattaforma programmatica della costituzione. La recente procedura di riforma costituzionale avviata a seguito della destituzione del regime del presidente Ben Alì, sotto la guida della maggioranza parlamentare islamista del partito Ennahda, ha confermato tale impostazione. Il Preambolo della Costituzione tunisina pur non parlando espressamente di shari’a, utilizza una formula molto chiara e pericolosa laddove si afferma che nulla deve contraddire i precetti fondanti dell'islam. Peraltro la previsione di cui all’art. 3, nel quale oltre alla garanzia della libertà di culto si afferma la “criminalizzazione di tutte le minacce al sacro”, apre una pericolosa legittimazione a ipotesi di discriminazione della libertà di stampa, di manifestazione pubblica della fede religiosa, di professione della stessa, di libertà di conversione a religione differente da quella islamica: infatti nessuna specifica qualificazione viene data all’ipotesi di fattispecie di minaccia al sacro se non riconducibile alla fede islamica. In Egitto i precetti giuridici di tradizione islamica e la complementare compressione della pienezza delle libertà pubbliche – e dei diritti umani in generale – si propongono con frequenza non casuale nell’impianto normativo della Costituzione approvata nel dicembre 2012 dall’Assemblea Costituente egiziana guidata dalla Fratellanza Musulmana del deposto presidente Morsi. Gli artt. 2 e 219 definiscono i principi della shari'a rispettivamente come "fonti primarie della legge" e "regole fondamentali della giurisprudenza”. Ma il divieto più significativo imposto alla minoranza dei cristiani copti è il Decreto che regola la costruzione o la ristrutturazione di chiese. Il Governo può infatti intervenire e fermare qualsiasi opera di edificazione e riparazione delle chiese copte con la motivazione che tale attività possa costituire un pericolo per la sicurezza dello stato. Appare indubbio a chi scrive che le prime esperienze costituzionali maturate nel solco degli eventi politici rivoluzionari della Primavera Araba confermino che nei sistemi ed ordinamenti giuridici istituzionali dei Paesi laddove l’Islam risulti essere la fede maggioritaria il rapporto tra diritto e religione appaia problematicamente irrisolto, in quanto i presupposti valoriali ed etici posti a fondamento delle costituzioni sono “graziosamente” concessi esclusivamente dalla legge religiosa, la shari’a. Una politica arrogante come quella islamista che persiste nel presupporre di abbracciare il mito dello Stato etico al fine di giungere alla giustizia divina tramite la trasformazione sociale non potrà che perpetuare la violazione della centralità della persona umana nei suoi diritti fondamentali. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-medio-oriente-dalle-primavere-alla-teocrazia-7275.htm
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 18:12:31 di Magdi Cristiano Allam Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) Il 12 settembre 2013 nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo è stata approvata dagli europarlamentari una risoluzione comune sulla situazione in Siria. Magdi Cristiano Allam, durante la riunione del gruppo EFD (Europa per la Libertà e la Democrazia), ha espresso la propria assoluta contrarietà a un intervento armato in Siria, dove la guerra ha già causato 110 mila morti, tra cui 42 mila soldati siriani, a cui si aggiungono 20 mila militanti dell'opposizione e 38 mila civili di cui la maggior parte sono alawiti e cristiani. Magdi Cristiano Allam ha ribadito inoltre che è un paradosso che gli Stati Uniti, a ridosso dell'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, decidano di schierarsi al fianco di Al Qaeda, dei Salafiti e dei Fratelli Musulmani, nel portare avanti una causa che di fatto gioverebbe solo alle lobby legate alla finanza globalizzata, all'estrazione del petrolio, alla produzione delle armi e all'interesse delle multinazionali, tutte realtà che hanno lo scopo di distruggere per poi ricostruire gli Stati. La causa dello scoppio del conflitto sarebbe il presunto uso di armi chimiche da parte dei soldati siriani, sebbene vi siano elementi che inducono a pensare che le armi chimiche siano state usate dai ribelli, e quindi dai terroristi islamici, come confermato da Carla del Ponte, magistrato che fa parte della commissione delle Nazioni Unite che si occupa dei rapporti con il Medio Oriente. Magdi Cristiano Allam ha dunque condannato il sostegno finanziario, politico e militare degli Stati Uniti e dell'Unione Europea in favore dei terroristi islamici in Siria e la persecuzione e i massacri deliberati di cristiani e alawiti, oltre che la distruzione di centinaia di chiese, il sequestro, lo stupro e l'uccisione di donne cristiane sulla base di fatwe che lo legittimano. In conclusione Magdi Cristiano Allam ha chiarito che non possiamo mettere sullo stesso piano ed essere neutrali tra l'esercito regolare di uno Stato membro dell´ONU riconosciuto internazionalmente e le milizie di gruppi terroristici dei Fratelli Musulmani, Salafiti e Al Qaeda. Qualora i terroristi islamici dovessero prevalere e conquistare il potere in Siria il Medio Oriente verrebbe destabilizzato e la sicurezza dell'Europa sarebbe a rischio. Queste posizioni espresse da Magdi Cristiano Allam sono state recepite in parte all'interno della risoluzione presentata dal gruppo EFD sulla situazione in Siria di cui vi riportiamo si seguito il testo: "Il Parlamento europeo, viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quelle del 16 febbraio(1) e del 13 settembre 2012(2) e del 23 maggio 2013(3), visto il protocollo di Ginevra firmato nel 1925, che vieta il ricorso alle armi chimiche nei conflitti, vista la convenzione sulle armi biologiche, aperta alle firme nel 1972 ed entrata in vigore nel 1975, vista la convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, firmata nel 1993; vista la dichiarazione del coordinatore dell'Unione europea per la lotta contro il terrorismo Gilles de Kerckhove sui "combattenti stranieri" europei in Siria, del 19 giugno 2013, vista la dichiarazione del membro della commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria Carla del Ponte, sulle armi chimiche impiegate da terroristi islamici in Siria, del 5 maggio 2013, visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento, A. considerando che il 21 agosto 2013 centinai di civili siriani, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in un attacco in cui è stato fatto ricorso ad armi chimiche in città ad est di Damasco; B. considerando che le Nazioni Unite stanno svolgendo un'indagine sui massacri in Siria; che, una volta completato, un rapporto sarà trasmesso al Segretario generale delle Nazioni Unite, il quale ne condividerà i risultati con i 193 Stati membri dell'organizzazione e con i 15 membri del Consiglio di Sicurezza; C. considerando che il mandato degli inviati delle Nazioni Unite in Siria era di indagare sul presunto uso di armi chimiche in una serie di episodi svoltisi in Siria all'inizio di quest'anno; D. considerando che il 29 agosto 2013 la Camera dei Comuni del Regno Unito ha rifiutato di avallare un'azione militare in Siria; E. considerando che il 31 agosto 2013 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato di aver deciso di effettuare azioni punitive limitate in Siria in risposta agli attacchi chimici di Damasco del 21 agosto, ma ha aggiunto che avrebbe chiesto l'approvazione del Congresso prima di procedere; F. considerando che, dopo tre anni di guerra civile, la crisi umanitaria in Siria permane molto grave e che il numero dei profughi siriani ha superato i 2 milioni, la metà dei quali bambini; 1. condanna con il massimo vigore i massacri di civili perpetrati in Siria con armi chimiche; esprime il suo cordoglio ai familiari delle vittime e condanna altresì le uccisioni e i massacri compiuti da entrambe le parti dall'inizio del conflitto; 2. invita le Nazioni Unite a completare al più presto possibile un'indagine approfondita sui massacri in Siria e a valutare le responsabilità; accoglie positivamente i lavori della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba di Siria; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria a consentire l'accesso a tutte le commissioni d'inchiesta delle Nazioni Unite; 3. si oppone a qualsivoglia tipo di intervento armato in Siria; 4. sottolinea che qualunque ricorso alla forza nei confronti della Siria dovrà aver luogo solo nel contesto di un mandato conferito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; 5. sottolinea che un intervento militare punitivo in Siria, anche se limitato nel tempo e nella portata, potrebbe estendere il conflitto nella regione con serie prospettive di escalation; 6. esprime profonda preoccupazione per il fatto che, quando torneranno a casa le centinaia di cittadini europei che attualmente combattono quali jihadisti con le forze ribelli e con gruppi collegati con al-Qaida in Siria, quali Jabhat al-Nusra, essi potrebbero servirsi del proprio zelo ideologico e della propria esperienza di combattimento per ispirare altri ad assumere posizioni radicali e dedicarsi alla jihad;
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Contro la guerra e condanna del sostegno occidentale al terrorismo islamico in Siria (Proposta di legge dell'Eld nel Parlamento Europeo) 16/09/2013 7. ritiene che la chiave per risolvere il conflitto sia in una soluzione politica raggiunta in collegamento con quanti sostengono genuinamente una transizione, assicurando il pieno rispetto dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, rivolgendo particolare attenzione ai diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose e dei diritti delle donne; 8. condanna le persecuzioni e i massacri di cristiani e alauiti, la distruzione di centinaia di chiese, i rapimenti, gli stupri e gli assassinii; 9. chiede sia fornita assistenza umanitaria immediata a quanti ne hanno bisogno in Siria, in particolare i feriti, i profughi, gli sfollati interni, le donne e i bambini; 10. esorta l'Unione europea e i governi nazionali ad attuare misure adeguate e responsabili di preparazione in risposta al degradarsi della situazione umanitaria in Siria; 11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché a tutte le parti implicate nel conflitto in Siria." Members of European Parliament approved on 12th September 2013 in Strasbourg a joint resolution on the situation in Syria. Magdi Cristiano Allam, during the meeting of EFD Group (Europe for Freedom and Democracy), stated that he is absolutely against a military attack in Syria, where there were already 110.000 deaths because of the war, in which 42.000 sirian soldiers, and other 20.000 militants of opposition and 38.000 civil people, mostly Alawites and Christians. Magdi Cristiano Allam said also that the support of United States to Al Qaeda, Salafits and Muslim Brothers is a shame, now that it is the anniversary of the attack to the Twin Towers they plead for lobbies linked to high finance, to the extraction of petroleum, to the production of arms and to the interest of multinational corporations, all organizations that have the aim of destroying the States in order to rebuild them again later. The reason of the burst of the war should be the supposed use of chemical weapons by Sirian soldiers, even if there are elements that let us know that they were used by the rebels, the Islamic terrorists, as stated by Carla Del Ponte, judge member of the UN Commission that deals with Syria. Magdi Cristiano Allam condemned the financial, political and military support by United State and European Union to Islamic terrorists in Syria and the persecution of Christians and Alawites, and the destruction of hundreds churches, kidnapping, rape and the killing of Christian women according to Fatwas that legiptimize that. Finally Magdi Cristiano Allam declared that it is not possible to put at the same level and to be neutral between the regular Army of a member State of UN, internationally recognized and militias of terroristic groups of Muslim Brothers, Salafits and Al Qaeda. If Islamic terrorists prevail and get the power in Syria, Middle East will be destabilized and the security in Europe could be in danger. These positions by Magdi Cristiano Allam were partially adopted in a resolution by EFD Group on the situation in Syria. Here is the text: "The European Parliament, having regard to its previous resolutions on Syria, in particular those of 16 February(1) and 13 September 2012(2) and of 23 May 2013(3), having regard to the Geneva Protocol, signed in 1925, which prohibits the use of chemical weapons in warfare, having regard to the Biological Weapons Convention, which opened for signature in 1972 and entered into force in 1975, having regard to the Convention on the Prohibition of the Development, Production, Stockpiling and Use of Chemical Weapons and on their Destruction, signed in 1993, having regard to the statement by the EU's anti-terror chief Gilles de Kerckhove on European ‘foreign fighters' in Syria of 19 June 2013, having regard to the statement by Carla del Ponte, a member of the UN's Independent International Commission of Inquiry on Syria, regarding chemical weapons used by Islamic terrorists in Syria of 5 May 2013, having regard to Rule 110(2) of its Rules of Procedure, A. whereas on 21 August 2013 hundreds of Syrian civilians including women and children were killed in an attack using chemical weapons in towns to the east of Damascus; B. whereas a UN investigation into the mass killings in Syria is currently taking place and whereas, once it is completed, a report will be given to the UN Secretary-General, who will share the results with the 193 Member States and the 15-member Security Council; C. whereas the mandate of the UN team in Syria was to investigate the alleged use of chemical weapons in a number of incidents in Syria earlier this year; D. whereas on 29 August 2013 the UK House of Commons refused to endorse military action in Syria; E. whereas on 31 August 2013 US President Barack Obama announced that he had decided to carry out limited punitive strikes on Syria in response to the chemical attacks in Damascus on 21 August, but added that he would seek congressional approval before the strikes proceeded; F. whereas after three years of civil war the humanitarian crisis in Syria remains very serious, the number of Syria's refugees having risen beyond 2 million half of them children; 1. Condemns in the strongest possible terms the mass killings of civilians with chemical weapons in Syria; extends its condolences to the victims' families; likewise condemns the killings and massacres carried out on both sides since the beginning of the conflict; 2. Calls on the United Nations to complete as soon as possible a thorough investigation of the mass killings in Syria and to assess responsibilities; welcomes the activity of the Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic; invites all parties in the Syrian conflict to allow access to any UN committee of inquiry; 3. Opposes any kind of armed intervention in Syria; 4. Stresses that any use of force against Syria should take place only in the framework of a mandate embodied in a UN Security Council resolution; 5. Stresses that a punitive military intervention in Syria, even if limited in time and scope, could widen the conflict to the region, with dangerous prospects of escalation; 6. Is deeply concerned that when the hundreds of European nationals now fighting as jihadists with rebel forces and groups linked to al-Qaeda in Syria such as Jabhat al-Nusra return home, they could use their ideological zeal and combat experience to inspire others to become radicalised and wage jihad; 7. Believes that the key to solving the conflict lies in a political solution reached in conjunction with those genuinely committed to transition, while ensuring full respect for the universal values of democracy, the rule of law, human rights and fundamental freedoms, with special regard to the rights of ethnic, cultural and religious minorities and of women; 8. Condemns the persecution and massacre of Christians and Alawites, the destruction of hundreds of churches, and the kidnappings, rapes and murders; 9. Calls for immediate humanitarian assistance for all those in need in Syria, with special regard to the wounded, refugees, internally displaced persons, women and children; 10. Calls for the EU and national governments to take appropriate, responsible measures of preparedness in response to the deterioration of the humanitarian situation in Syria; 11. Instructs its President to forward this resolution to the Council, the Commission, the Vice‑President of the Commission / High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, the parliaments and governments of the Member States, the Secretary‑General of the United Nations and all the parties involved in the conflict in Syria."
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Gli ex agenti dell’intelligence riferiscono quanto detto loro da colleghi in servizio attivo: che un “crescente numero di prove” rivela che l’incidente è stato una provocazione pianificata in anticipo dall’opposizione Siriana. Gli analisti nella lettera fanno riferimento a un incontro, una settimana prima del 21 agosto in cui comandanti dell’opposizione hanno ordinato di prepararsi a una “imminente escalation” dovuta a “sviluppi in corso nella guerra” che sarebbero stati seguiti da un bombardamento della Siria guidato dagli Usa. Il crescente numero di prove verrebbe per lo più da fonti affiliate all’opposizione Siriana e loro sostenitori. Quei report rivelano che i contenitori contenenti agenti chimici venero portati in un sobborgo di Damasco, dove sono stati aperti. “Incontri preliminari fra comandanti senior dell’opposizione militare e agenti di intelligence del Qatar, della Turchia e degli Usa hanno avuto luogo nella fortezza militare Turca di Antakia, ora utilizzata come centro di comando e quartier generale del Free Syrian Army e dei loro sponsor stranieri”, hanno affermato gli analisti. 3) Le 10 contestazioni di un parlamentare Usa all’amministrazione. Fin qui il post di WND. Ma colpisce che queste e altre analisi di analogo tenore siano linkate in un post apparso sull’Huffington Post Usa, a firma di un politico Democratico statunitense. Daniel Kucinick, da 16 anni membro del Congresso e per due volte candidato alla presidenza, il 5 settembre contestava 10 affermazioni dell’amministrazione per giustificare l’intervento in Siria, avanzando una serie di dubbi sotto forma di domande. Dubbi di molti generi, anche sulla scia di un interessante e molto argomentato post del noto sito giornalistico McClatchy e un altro di Global Research . Dubbi anche sui video (girati quando e dove?), sulle intercettazioni che incolperebbero Assad (chi le ha fatte? Si è valutato che potrebbero essere dei falsi?), sul numero di vittime (quella cifra di 1429 vittime da dove arriva? Non coincide con altre fonti, per es. Medici Senza Frontiere parlano di 355 morti). Dubbi sull’uso di armi chimiche, persino, e soprattutto sulla pretesa che l’opposizione non le abbia usate e non le possieda (quale opposizione? … e molte altre domande) . A quest’ultimo proposito il post di Kucinick linka fra l’altro un post del sito Atlanticsentinel.com che, tra varie cose, cita una storia pubblicata da MintPressNews (e girata sul web, qui l’originale) scritta da un giornalista in collaborazione con una collega freelance presente sul campo che ha parlato a caldo con molti siriani residenti nella zona di Ghouta. E questi raccontano come certi ribelli abbiano ricevuto armi chimiche attraverso il capo dell’intelligence Saudita, principe Bandar bin Sultan, e che siano stati loro i responsabili dell’attacco chimico (sottolineatura del sito). L’Arabia Saudita ha a lungo sostenuto gli insorti in Siria con armi e denaro – osserva Atlanticsentinel. Il regno Saudita ha motivazioni sia settarie sia strategiche per sostenere il rovesciamento di Assad. La ribellione contro il suo regime è composta largamente da Sunniti, la maggioranza che patisce la repressione degli Alawiti di Assad. L’Arabia Saudita aspira a un ruolo di leader nel mondo islamico Sunnita, e Assad è inoltre l’unico alleato arabo dell’Iran Sciita, odiatissimo dai Sauditi. Il post ricorda che il Wall Street Journal un mese fa ha descritto Bandar già ambasciatore Saudita negli Usa, come un “veterano degli intrighi diplomatici”, capace di mettere in atto quello che la CIA ha difficoltà a fare: fornire armi e denaro (e però, mentre il presidente Obama sceglieva la via della trattativa scelta, la CIA inviava ai ribelli armi leggere, mortai e munizioni dalle sue basi in Turchia e Giordania, informa il giornale britannico Dailymailonline, ndr). Rimasto per anni nell’ombra, Bandar è tornato in auge alla grande e avrebbe preso in carico gli “affari” più delicati. Quale che siano le conclusioni dell’imminente rapporto degli ispettori ONU, “ironicamente la maggior minaccia al piano per distruggere le armi chimiche del governo siriano può venire dai ribelli Siriani se aggirano il cessate il fuoco e prendono di mira gli inviati ONU che dovranno rimuovere i gas di Assad, una possibilità che i ribelli sperano possa riportare sul tavolo l’opzione dell’intervento militare americano” – si legge su Consortiumnews, sito di “giornalismo investigativo indipendente dal 1995”. http://www.lastampa.it/2013/09/16/blogs/underblog/se-in-siria-anche-i-ribelli-hanno-il-sarin-LjNgraVXHfpwBLZpmA2ZxI/pagina.html

I am Messiah of Yitzhak Kaduri

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nei secoli fedele: ITALIA LIBERA dai Rothschild